MIRANO (VENEZIA) - «Correte, fate presto. C'è un bambino che piange,
abbandonato dentro il contenitore della Caritas». Quando alla centrale
operativa arriva una segnalazione del genere, c'è poco tempo per pensare
e ancor meno per verificare. Si parte all'impazzata, preparati
ovviamente al peggio.
È quello che hanno fatto domenica mattina carabinieri e vigili del
fuoco, allertando anche un'ambulanza del 118 partita all'istante.
D'altronde l'allarme era molto credibile: una signora
stava gettando le immondizie nel cassonetto quando ha sentito provenire
quei gemiti prolungati dal contenitore della Caritas, quello dove si
raccolgono indumenti usati destinati alle persone povere.
Si è avvicinata, ha accertato che si trattava del classico pianto disperato di un neonato
e ha subito telefonato alle forze dell'ordine. È successo attorno alle
11.30 in via Gramsci a Mirano, all'incrocio con via Kennedy.
Subito si è creato un grande trambusto: l'arrivo della pattuglia del
nucleo radiomobile e della squadra dei pompieri ha catturato
l'attenzione di decine di miranesi che si sono riversati in strada
per capire cosa stesse succedendo, pochi minuti dopo è piombata sul
posto anche l'equipe del Suem dall'ospedale di Mirano: «Una volta
estratto, quel bambino avrà certamente bisogno di cure urgenti», ha
pensato più di qualcuno con grande apprensione.
E invece, per farlo smettere di piangere, è bastato togliere le batterie:
il bambino era in realtà un bambolotto parlante, uno di quei giocattoli
di ultima generazione che riproducono suoni praticamente identici a
quelli reali.
Pensando di fare una buona azione, qualcuno ha lasciato nel contenitore
il giocattolo con ancora le pile dentro; è bastato gettare sopra
qualcos'altro, schiacciandolo all'altezza del petto, per far partire il suono del pianto senza interruzione.
I vigili del fuoco hanno dovuto forzare la campana Caritas per aprirla e
recuperare il bambolotto. Alla sorpresa ha fatto seguito un momento di
grande ilarità e, soprattutto, un lungo sospiro di sollievo. -LEGGO-

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