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martedì 17 giugno 2014

Yara, dalla scomparsa all'omicidio fino al nome dell'assassino: 4 anni di indagini per la verità

MILANO - Ha un volto l'assassino di Yara Gambirasio. Dopo quasi 4 anni diindagini serrate, in cui la pista dell'esame scientifica è stata quella privilegiata oggi il ministro dell'Interno Angelino Alfano annuncia la svolta: il presunto killer della giovane ginnasta è stato arrestato, è un uomo che vive in provincia di Bergamo.   È il 26 novembre 2010 quando Yara esce dalla palestra che dista poche centinaia di metri da casa e di lei si perdono le tracce. Tre mesi dopo, il suo corpo viene trovato in un campo abbandonato a Chignolo d'Isola, distante solo una decina di chimometri da casa. L'autopsia svela una ferita alla testa, le coltellate alla schiena, al collo e ai polsi. Nessun colpo mortale: era agonizzante, incapace di chiedere aiuto, ma quando chi l'ha colpita le ha voltato le spalle lei era ancora viva. Il decesso è avvenuto in seguito, quando alle ferite si è aggiunto il freddo.
Un delitto che porta, in pochi giorni, all'arresto di Mohamed Fikri, rilasciato per una traduzione sbagliata. Su di lui si riaccendono i riflettori e cambia ancora la scena: per Fikri cade l'accusa di omicidio e si profila quella di favoreggiamento. Il giudice delle indagini preliminari Ezia Maccora archivia il fascicolo con la prima ipotesi, ma rimanda gli atti al pm di Bergamo Letizia Ruggeri perchè indaghi sulla seconda. Una mezza vittoria per mamma Maura e papà Fulvio che, attraverso l'avvocato Enrico Pelillo, si erano opposti all'archiviazione.Il gip ricorda che dalle analisi e dagli esami sui vestiti e nei polmoni di Yara c'erano polveri riconducibili a calce, sostanze «simili ai materiali campionati nel cantiere di Mapello», dove lavorava il tunisino. Inoltre, la zona in cui le celle telefoniche agganciano il cellulare della ragazza, nell'arco di tempo che va dalle 18.30 alle 19, «coprono anche l'area del cantiere, »rendendo plausibile in quel range temporale la presenza di Yara e di Fikri in un territorio circoscritto«.
Ma l'operaio non l'ha uccisa. Due gli elementi che lo scagionano: il suo Dna non corrisponde con quello trovato sugli slip e sui leggings della 13enne, l'analisi delle celle telefoniche dimostrano che il tunisino non è andato nel campo di Chignolo d'Isola, dove la vittima è stata uccisa e abbandonata. Tuttavia secondo il giudice ci sono delle »incongruenze« nelle telefonate di Fikri e »in assenza di una plausibile ricostruzione alternativa«, queste »incongruenze« potrebbero far ritenere che la sera del 26 novembre 2010, l'uomo »ha visto o è venuto a conoscenza di circostanze collegate alla scomparsa e all'omicidio di Yara «. Per il gip appare verosimile che sia stato spinto a nascondere quello che ha visto, »per proteggere o favorire la persona che ritiene in qualche modo coinvolta nel delitto«. Nei mesi scorsi la sua posizione è stata archiviata e il sospettato numero uno esce di scena.  E le indagini proseguono ripartendo dalle analisi genetiche sulle tracce trovate sugli abiti della vittima, circa 18mila i Dna prelevati e analizzati da carabinieri e polizia che lavorano fianco a fianco nell'inchiesta. Il profilo genetico ddel presunto assassino è in parte noto. Per questo era stata riesumata la salma di Giuseppe Guerinoni, morto nel 1999, che secondo gli esami scientifici risulta essere il padre dell'assassino. Avere la certezza che l'autista è il padre dell'uomo che ha lasciato il proprio Dna sui vestiti di Yara non risolve il problema: trovare il killer, un presunto figlio illegittimo di cui non c'è traccia.
L'ultima conferma sull'analisi scientifica arriva nell'aprile scorso contenuta nella relazione dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo, la stessa esperta che aveva eseguito l'esame sulla salma della giovane vittima. La scienza non lascia dubbi: l'autista di Gorno è il padre del presunto killer della 13enne. La relazione dimostra che la probabilità che Guerinoni sia il padre del cosiddetto 'Ignoto 1' è del 99,99999987%, una paternità praticamente provata scientificamente. L'analisi era stata chiesta dal consulente della famiglia Gambirasio per accertare senza ombra di dubbio la relazione tra 'Ignoto 1' e il Dna del presunto killer trovato sugli indumenti di Yara. Oggi 'Ignoto 1' ha un volto.                                                 -LEGGO-

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