MILANO - La tintarella estiva presa senza le dovute precauzioni può
trasformarsi in un fattore di rischio per il melanoma, il tumore più
aggressivo della pelle. Ogni anno colpisce in tutto il mondo quasi 200
mila persone, 9 mila in Italia, con un incremento dell'incidenza del 30%
negli ultimi dieci anni.
È dimostrato che una delle principali cause del melanoma è l'esposizione
intensa e intermittente della pelle alla luce del sole, soprattutto in
quei soggetti che generalmente trascorrono molto tempo in ambienti
chiusi e la cui pelle non è abituata all'esposizione.
La sopravvivenza era in media di 6-9 mesi dalla diagnosi della forma
metastatica, da un anno però è disponibile un trattamento personalizzato
innovativo ed efficace.
«È proprio nel periodo pre-estivo che è importante parlare di melanoma e
fare informazione per fornire gli strumenti utili a conosce ad esempio
il proprio fototipo e quali regole seguire per stare al sole in modo
intelligente - osserva la Paola Queirolo, Presidente IMI (Intergruppo
Melanoma Italiano), oncologia medica San Martino Ist di Genova - Nella
lotta al melanoma nelle sue diverse forme, le armi a nostra disposizione
sono la prevenzione e l'educazione a partire dalle nuove generazioni,
la diagnosi precoce che aumenta l'efficacia della cura e consente una
guarigione nel 95% dei casi, e l'accesso a terapie innovative come
vemurafemib. È la prima terapia personalizzata per il trattamento della
forma metastatica, in grado di agire in modo specifico sulla proteina
BRAF mutata, presente in circa un paziente su due».
Il farmaco è in grado di agire rapidamente anche in presenza di un
volume tumorale importante, con una riduzione o stabilizzazione della
massa in circa l'80% dei pazienti. The Lancet Oncology ha recentemente
pubblicato uno studio mondiale, che ha incluso il maggior numero di
pazienti con melanoma metastatico BRAF mutato (3.222) trattati con
vemurafenib, che conferma il risultato di sopravvivenza a un anno pari
al 52% arrivando addirittura al 36% dopo 18 mesi.
La terapia personalizzata si basa su una profonda conoscenza del tumore e
delle sue mutazioni geniche. Per questo motivo il binomio
oncologo-anatomopatologo è sempre più importante per poter individuare
la giusta terapia per il giusto paziente.
«Grazie alla disponibilità di test diagnostici molecolari sempre più
precisi, siamo in grado di individuare i pazienti cui somministrare
farmaci specifici e quindi una terapia adeguata ed in grado di
raggiungere i risultati attesi - conclude Queirolo -. Ogni paziente con
melanoma ha una sua storia e una sua capacità di reagire alla terapia». -LEGGO-

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