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mercoledì 11 giugno 2014

Melanoma, con l'esposizione al sole il rischio è quasi raddoppiato

MILANO - La tintarella estiva presa senza le dovute precauzioni può trasformarsi in un fattore di rischio per il melanoma, il tumore più aggressivo della pelle. Ogni anno colpisce in tutto il mondo quasi 200 mila persone, 9 mila in Italia, con un incremento dell'incidenza del 30% negli ultimi dieci anni. 
È dimostrato che una delle principali cause del melanoma è l'esposizione intensa e intermittente della pelle alla luce del sole, soprattutto in quei soggetti che generalmente trascorrono molto tempo in ambienti chiusi e la cui pelle non è abituata all'esposizione.  La sopravvivenza era in media di 6-9 mesi dalla diagnosi della forma metastatica, da un anno però è disponibile un trattamento personalizzato innovativo ed efficace. 
«È proprio nel periodo pre-estivo che è importante parlare di melanoma e fare informazione per fornire gli strumenti utili a conosce ad esempio il proprio fototipo e quali regole seguire per stare al sole in modo intelligente - osserva la Paola Queirolo, Presidente IMI (Intergruppo Melanoma Italiano), oncologia medica San Martino Ist di Genova - Nella lotta al melanoma nelle sue diverse forme, le armi a nostra disposizione sono la prevenzione e l'educazione a partire dalle nuove generazioni, la diagnosi precoce che aumenta l'efficacia della cura e consente una guarigione nel 95% dei casi, e l'accesso a terapie innovative come vemurafemib. È la prima terapia personalizzata per il trattamento della forma metastatica, in grado di agire in modo specifico sulla proteina BRAF mutata, presente in circa un paziente su due».  Il farmaco è in grado di agire rapidamente anche in presenza di un volume tumorale importante, con una riduzione o stabilizzazione della massa in circa l'80% dei pazienti. The Lancet Oncology ha recentemente pubblicato uno studio mondiale, che ha incluso il maggior numero di pazienti con melanoma metastatico BRAF mutato (3.222) trattati con vemurafenib, che conferma il risultato di sopravvivenza a un anno pari al 52% arrivando addirittura al 36% dopo 18 mesi.  La terapia personalizzata si basa su una profonda conoscenza del tumore e delle sue mutazioni geniche. Per questo motivo il binomio oncologo-anatomopatologo è sempre più importante per poter individuare la giusta terapia per il giusto paziente.
«Grazie alla disponibilità di test diagnostici molecolari sempre più precisi, siamo in grado di individuare i pazienti cui somministrare farmaci specifici e quindi una terapia adeguata ed in grado di raggiungere i risultati attesi - conclude Queirolo -. Ogni paziente con melanoma ha una sua storia e una sua capacità di reagire alla terapia».         -LEGGO-

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